La Serie A negli ultimi anni si è rivelato un palcoscenico interessante per diversi giovani allenatori. Spesso, parliamo di ex calciatori di altissimo livello che, seppur senza esperienza in panchina, decidono di misurarsi con la massima serie. Un cambio di rotta importante, con il nostro calcio che si sta adeguando per questo aspetto alle altre realtà europee. Sintomo di uno sport che sta cambiando, sia da un punto di vista tattico che psicologico. Oggi l’allenatore non si occupa solo di questioni tecniche, ma anche di far leva sull’aspetto emotivo del giocatore stesso. Un’innovazione. Intanto, pochi giorni fa il Parma ha optato per l’esonero di Fabio Pecchia, chiamando al suo posto l’esordiente Christian Chivu.
Chivu, spazio alla linea verde: Serie A, il vento sta cambiando
La scelta del Parma ha sorpreso parte degli addetti ai lavori. I ducali occupano il terzultimo posto in classifica a quota 20 punti e rischiano di retrocedere, dopo una sola stagione, in Serie B. C’è una logica dietro la scelta di affidarsi ad un esordiente come Cristian Chivu. Un tecnico che ga costruito le sue fortune all’interno del vivaio dell’Inter, vincendo il campionato Primavera nel 2022. Dietro questa scelta quindi, ci sono le capacità dell’allenatore romeno di entrare in sintonia con i più giovani, tenendo conto che il Parma ha l’età media più bassa della Serie A. Portare nuove idee, magari innovative, per rivitalizzare un ambiente che non si immaginava di ritrovarsi, a fine febbraio, in una posizione di classifica del genere. Senza dimenticare il suo ottimo curriculum da calciatore, fattore non indispensabile, ma importante per poter risollevare i giocatori.
Gioventù al comando nella massima serie
L’unico limite potrebbe essere l’inesperienza di Chivu, il quale, come detto, non ha mai allenato in Serie A. Il campionato sta entrando nella fase cruciale e questo è un fattore di cui tenere conto. L’impressione è però che nella massima serie le cose stiano cambiando radicalmente. Molte società infatti, per costruire un progetto a lungo termine, hanno scelto di affidarsi ad allenatori giovani. Quello di Chivu non è il primo caso.
Un esempio lampante è quello di Simone Inzaghi, promosso dalla Primavera della Lazio alla prima squadra nel 2016, a 40 anni. Dopo un periodo di assestamento, ha vinto 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa, riportando i biancocelesti nell’Europa che conta. Poi, nel 2021 la chiamata dell’Inter, con la quale, a livello italiano, ha vinto tutto, arrivando fino alla finale di Champions League del 2023. Un percorso più complicato l’ha avuto Thiago Motta, il quale ha esordito da allenatore in Serie A con il Genoa a 38 anni. Dopo l’esonero da parte del Grifone, l’italo-brasiliano si è messo in mostra con lo Spezia, contribuendone alla salvezza. Il punto più alto è stato raggiunto con il Bologna: grazie al suo lavoro, i felsinei sono riusciti a qualificarsi dopo tantissimi anni alla Champions League. Un altro allenatore in grande crescita è Raffaele Palladino. Promosso nel 2022 dalla Primavera alla prima squadra del Monza, ha portato i biancorossi a livelli alti. Quest’anno, si sta ripetendo anche sulla panchina della Fiorentina. Per ultimo, ma non per ordine di importanza, Cesc Fabregas. Un innovatore, che vuole portare il Como a livelli alti nella Serie A.
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