A San Siro l’Italia assapora l’impresa, ma alla fine è la Germania a portarsi a casa il primo round dei quarti di Nations League. Un’illusione durata poco più di un tempo: Tonali apre le danze e accende il pubblico di Milano, ma nella ripresa i tedeschi ribaltano tutto con due colpi di testa, firmati Kleindienst e Goretzka.
Una sconfitta amara e, per certi versi, anche immeritata: gli azzurri creano, lottano e vanno più volte vicini al raddoppio, ma sprecano e pagano caro le disattenzioni sulle palle inattive. A Dortmund, domenica, serviranno due gol per ribaltare il verdetto del Meazza.
Italia, cosa è mancato?
Contro una Germania rimaneggiata — priva di Wirtz, Havertz e Fullkrug — ma dotata di maggiore esperienza internazionale, all’Italia di Spalletti non è bastato un ottimo primo tempo e il gol iniziale di Tonali. Gli Azzurri hanno dimostrato di saper soffrire, creare occasioni e tenere testa all’avversario per lunghi tratti, ma è mancato qualcosa nel momento decisivo.
Il passivo avrebbe potuto essere più pesante per i tedeschi già al 45′, se Baumann non fosse stato provvidenziale sulle conclusioni di Kean e dello stesso Tonali, quest’ultimo vicino al raddoppio e alla doppietta personale. Il portiere dell’Hoffenheim è stato il grande protagonista del match d’andata dei quarti di finale di Nations League, risultando decisivo anche nella ripresa, quando, sull’1-1, ha neutralizzato le occasioni del possibile vantaggio azzurro, nate dai piedi di Kean e Raspadori, entrambi serviti dal solito Tonali, sempre più ispirato dopo il recente trionfo in Coppa di Lega con il Newcastle.
In quei momenti sospesi tra gloria e rimpianto, sono venute meno lucidità, determinazione e quel killer instinct che, nelle grandi sfide, fa la differenza. Nel punto cruciale della gara è riemersa l’inesperienza dell’Italia, sorpresa due volte in circostanze analoghe: difesa statica su palle alte, marcatura troppo morbida su Kleindienst, completamente assente su Goretzka. In quei frangenti è emersa la qualità degli uomini di Nagelsmann, capaci di colpire con precisione chirurgica pur senza aver dominato.
Le palle inattive… ci risiamo
Un problema che si ripete, e che non può più essere ignorato. La Nazionale italiana continua a pagare dazio sulle palle inattive, confermando una fragilità già emersa in precedenza. Era successo contro la Francia, si è ripetuto contro la Germania, e il rischio è che possa succedere ancora.
Al termine della gara, il commissario tecnico Luciano Spalletti ha cercato di mantenere il focus su altri aspetti: “Lo sappiamo tutti, lo sappiamo anche noi. Però dobbiamo andare oltre, altrimenti finiamo per parlare sempre delle stesse cose. Ok, abbiamo preso gol su palla inattiva, ma non ne voglio parlare”.

Luciano Spalletti, Ct Italia – Lapresse
Il problema è noto, ma c’è la volontà di non farlo diventare un alibi. Spalletti vuole una squadra mentalmente solida, capace di reagire alle difficoltà e di crescere anche attraverso gli errori. Tuttavia, è evidente che la questione vada affrontata con maggiore attenzione: subire reti su calcio piazzato significa spesso vanificare il lavoro costruito durante la partita.
Il confronto con i tedeschi, nonostante l’amarezza per il risultato, ha offerto spunti incoraggianti in vista del match di ritorno a Dortmund. A brillare è stato Sandro Tonali, autore di una prestazione autorevole, intensa, fatta di qualità e personalità. Al suo fianco, Barella ha dato l’ennesima dimostrazione di abnegazione, sacrificandosi in copertura e non rinunciando a proporsi in fase offensiva. Domenica servirà un’ulteriore evoluzione, un’Italia più cinica, più concentrata nei momenti chiave, più spietata sotto porta. E, soprattutto, più attenta sulle palle inattive.
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