Dopo l’exploit in Spagna con la maglia del Girona, culminato con la conquista del Trofeo Pichichi (capocannoniere della Liga 2023-2024 con 24 gol), Artem Dovbyksta affrontando la sua prima stagione in Serie A con la Roma, tra aspettative altissime e inevitabili difficoltà di ambientamento.
Ma com’è stato il suo impatto nel calcio italiano? Quali sono le differenze tra Liga e Serie A? E quanto manca oggi un attaccante come lui al Girona? Insieme alla collega spagnola di Diario Sport, Claudia Espinosa, abbiamo fatto il punto sulla stagione dell’attaccante ucraino, tra adattamento, numeri, cambi in panchina e il peso di un’eredità importante lasciata in Catalogna, dove ancora oggi rimpiangono il loro ex numero 9.
Il trasferimento in Serie A di Dovbyk: ha guadagnato di più la Roma o il Girona?
“I numeri parlano chiaro. Il Girona ha perso il suo punto di riferimento offensivo: Dovbyk ha segnato 24 gol ed è stato decisivo in numerose occasioni. Hanno cercato di rimpiazzarlo con Abel Ruiz e Bojan Miovski, ma il primo non è un vero “killer” d’area, mentre col secondo si è cercato di replicare la formula vincente usata con Dovbyk, senza successo. Oggi il Girona segna poco (Stuani, con 6 gol, è il miglior marcatore) e sente la mancanza di un vero numero 9 capace di finalizzare le azioni create da esterni e centrocampisti. Vedo che con la Roma ha già 15 gol in tutte le competizioni: la striscia positiva è, in gran parte, merito suo”.
Da cosa è dipesa la grande stagione del Girona lo scorso anno? Dove finiscono i meriti della squadra e dove iniziano quelli dell’attaccante ucraino?
Il Girona e Artem Dovbyk si sono valorizzati a vicenda. Il centravanti ucraino era praticamente uno sconosciuto, e nessuno si aspettava che il Girona si qualificasse per la Champions League. Il bel gioco della squadra gli ha fatto molto bene. Essere circondato da giocatori come Savinho, Tsygankov, Iván Martín o Miguel Gutiérrez lo ha aiutato: loro creavano occasioni, lui le trasformava in gol“.
Quali sono, secondo te, le principali difficoltà che ha incontrato Dovbyk alla Roma?
“La sua stagione ha avuto alti e bassi, anche a causa della scarsa stabilità nel club: tre allenatori in un solo anno, con filosofie e idee molto diverse. Questo probabilmente lo ha costretto ad avere bisogno di più tempo per adattarsi. Detto ciò, penso che la sua prima stagione alla Roma sia comunque da considerare positiva, da 7 in pagella“.
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Perché è più difficile adattarsi alla Serie A rispetto alla Liga?
“Le due competizioni sono molto diverse. Quando si capiva che avrebbe lasciato il Girona, Dovbyk era vicino all’Atlético Madrid e sembrava destinato a rimanere in Liga. Alla fine ha scelto la Roma. In linea generale, la Liga è più tecnica, mentre la Serie A è più tattica. Ma credo che la vera differenza stia nelle dinamiche delle due squadre. Il Girona, l’anno scorso, faceva tutto bene: proponeva gioco, dominava gli avversari, recuperava anche le partite più difficili. Questo contesto positivo ha sicuramente aiutato Dovbyk ad esprimersi al meglio”.

Claudio Ranieri, Roma – Lapresse
Ti hanno colpito le dichiarazioni di Ranieri su Dovbyk dopo la sconfitta contro l’Athletic Bilbao?
“Se è stato sostituito a inizio secondo tempo, a parità ancora in bilico, è perchè probabilmente Ranieri ha preferito puntare su Soulé e su Shomurodov, che aveva segnato il 2-1 all’andata. Le parole di Ranieri sono sia un richiamo verbale, ma anche un modo per spronarlo in vista del finale di stagione”.
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