Sabato (29 marzo 2025, calcio d’inizio ore 19:30), al Mapei Stadium di Reggio Emilia va in scena un match che, seppur privo di autentica rivalità calcistica, si carica di significato extra-sportivo: Sassuolo-Reggiana, valido per la 31ª giornata di Serie B, la dodicesima del girone di ritorno.
Il Sassuolo, retrocesso lo scorso anno dalla Serie A, è in fuga in vetta alla classifica. Con 69 punti, si trova a +9 sulla seconda e a +14 sulla terza, ad un passo dalla promozione diretta. Nell’ultimo turno ha battuto il Cittadella per 2-1 e ora la squadra di Grosso attende solo l’aritmetica.

La festa dopo la vittoria di Cittadella (LaPresse)
Dall’altra parte, la Reggiana lotta per restare in cadetteria. I granata sono quindicesimi a 32 punti, alla pari con la zona playout e distanti otto lunghezze dalla zona playoff. Nell’ultima gara hanno pareggiato 2-2 in casa contro la Sampdoria, mantenendo vive le speranze salvezza. All’andata, al “Città del Tricolore”, è stato il Sassuolo a imporsi per 2-0, alimentando una narrazione che oggi più che mai oscilla tra derby forzato e scontro identitario. Ma è davvero un derby? E perché, se le tifoserie non si odiano, si parla di tensione?
Derby solo di nome
A livello storico e sportivo, Sassuolo e Reggiana non sono mai state vere rivali. Le due squadre hanno vissuto carriere completamente diverse per gran parte della loro esistenza. La Reggiana ha un passato più antico e radicato nel calcio professionistico, con apparizioni in Serie A negli anni ’90. Il Sassuolo, invece, è una realtà calcistica più recente, salita alla ribalta nazionale nell’ultimo decennio grazie al progetto Mapei. Non ci sono stati scontri accesi o episodi che abbiano alimentato astio tra tifoserie. Le curve non si odiano, e spesso si ignorano persino. Tuttavia, qualcosa è cambiato negli ultimi anni. E quel qualcosa ha un nome preciso: Mapei Stadium.

Sassuolo LaPresse
Tutta colpa del Mapei: lo stadio conteso
Il nodo centrale che trasforma questa sfida in un “derby anomalo” è lo stadio. Il Mapei Stadium, ex “Città del Tricolore”, è situato a Reggio Emilia, città della Reggiana, ma è di proprietà del Sassuolo, che lo ha acquistato dopo la sua promozione in Serie A.
Questa mossa ha rappresentato una ferita profonda per il tifo reggiano, che ha sempre considerato quello stadio come “casa propria”. Vedere una squadra “di fuori” – anche se solo di pochi chilometri – acquisire e marchiare l’impianto con sponsor e colori neroverdi, ha generato un senso di espropriazione.
Non è odio sportivo, è una questione d’identità e di territorio. La Reggiana si è trovata a “ospite in casa propria”, spesso costretta a modificare la gestione dell’impianto. Da lì le frizioni: proteste fuori dallo stadio, cori ironici, assenze mirate. Anche per la partita di sabato sono annunciate manifestazioni da parte del tifo granata all’esterno del Mapei.

Tifosi Reggiana / LaPresse
Il caso curve
Nei giorni scorsi si è parlato addirittura di uno scambio delle curve: con i tifosi della Reggiana costretti nella curva nord, solitamente occupata dai supporter neroverdi. Un gesto che ha acceso ulteriori polemiche, perché tocca un altro simbolo forte del tifo: il posto sugli spalti è parte dell’identità. Anche qui, non è la partita in sé a incendiare gli animi: è la geografia emotiva di uno stadio diventato terreno neutro solo in apparenza. A far discutere non sono i gol, ma le targhe, i colori dei seggiolini, i loghi sulle pareti, gli striscioni.
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