Arbitri ed ex calciatori: un modello fattibile anche in Italia?
Un ex calciatore nel panni di arbitro? È l’ultima novità in fase di sperimentazione in Inghilterra dove per tamponare la mancanza di direttori di gara si sta battendo questa nuova strada. Una scelta per certi versi giusta: chi meglio di un ex giocatore conosce le dinamiche di una partita? La domanda viene dunque spontanea: perché questo modello non viene applicato – o almeno sperimentato – anche in Italia?

VAR (LaPresse)
Il progetto “Player to Match Official”
Andiamo per gradi. La novità è stata introdotta per la prima volta nelle serie minori inglesi. Settore giovanile e dilettanti in cui crescono i talenti del domani e… gli arbitri del futuro. Un progetto, dal titolo “Player to Match Official”, nato dalla collaborazione tra la PFA (l’assocalciatori inglese) e la PGMOL (l’ente responsabile degli arbitri). Come spiegato in un lungo articolo di Rivista Undici, il programma sperimentale prevede che vengano scelti dieci tra arbitri e guardalinee che ogni mezz’ora ruotano nei tre ruoli. A fare da supervisori ex giacchette nere di Premier League che, come in un corso di formazione, prendono nota delle diverse decisioni per poi sottoporle ai futuri arbitri. A questo si aggiungono lunghe sessioni video in cui si analizza tutto: posizionamento, errori e scelte.
I numeri dicono che sono stati più di 120 membri della PFA ad esprimere interesse per il progetto e 10 sono stati accettati. Tra questi c’è Chris Birchall, ex centrocampista di LA Galaxy, Port Vale FC e Columbus Crew., che ai microfoni di Sky Sports ha motivato la sua scelta. “Ho avuto sei o nove mesi davvero difficili, non sapevo cosa fare – ha ammesso l’ex centrocampista –. Mi sono trovato di fronte al nulla, mi svegliavo al mattino e pensavo ‘cosa farò adesso?’ Non sapevo quale fosse il mio prossimo passo”. Poi l’intuizione e la nuova veste: “Quando questa opportunità è arrivata – ha aggiunto Birchall –, mi sono sentito ancora nel calcio. È stato il momento perfetto per me e mi ha dato una nuova linfa vitale”.
Perché in Italia ex calciatori non vestono i panni di arbitro?
È dunque indubbio che un ex calciatore possa vestire – anche in maniera piuttosto brillante – i panni di direttore di gara. Allora perché non lo si fa anche in Italia? Due le motivazioni plausibili. La prima è del botta e risposta tra Fabio Capello e Alessandro Del Piero al termine di Juve-PSV di Champions. “Al Var ci vuole un ex giocatore, ma non lo accetteranno mai, non li vogliono”, disse l’ex tecnico del Milan. “Non li vogliono nemmeno da altre parti…”, aggiunse l’ex Juve tra gli applausi in studio da parte di Paolo Di Canio e Paolo Condò.

Fabio Capello e Alessandro Del Piero (LaPresse)
La polemica all’Italiana: ecco perché non vedremo mai un ex calciatore nelle vesti di arbitro
Parafrasando: nessun ex calciatore diventerà arbitro (ne tantomeno varrista) in Italia. Ma perché? Difficile dare una risposta certa, ma è plausibile che nelle more di questa scelta giochi un ruolo determinante anche il passato stesso del calciatore. Immaginatevi un Gonzalo Higuain dirigere un Napoli-Juve. O comunque un calciatore qualunque dirigere una partita contro una sue ex squadra. Con cui magari ci sono stati degli attriti in passato. Impossible non incappare nel luogo comune secondo cui l’arbitro o il varrista abbia condizionato il match a favore di una o dell’altra squadra. Insomma, si scadrebbe nella storia – sterile – polemica all’italiana. Un vero peccato in un clima di sfiducia e malcontento generale contro il settore. Ha ragione mister Capello: gli ex calciatori avrebbero potuto aiutare la classe arbitrale italiana.
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