Nella stagione del Barcellona, sta facendo la differenza la classica variabile impazzita. Nessuno lo aveva visto arrivare, per lo meno non con questa portata, ma l’uragano Ferran Torres si sta abbattendo sul calcio spagnolo ed europeo con una potenza devastante.
Ferran Torres, una stagione da Supereroe
“Ferran, quanti gol pesanti vuoi fare?”. Risposta: “Sì”. Nella stagione superlativa del classe 2000 non si può ricercare un senso logico, perché l’ex Manchester City sta facendo qualcosa che trascende la realtà, che supera i confini dell’immaginabile. Parlando di freddi numeri, con la stoccata che manda al tappeto l’Atletico Madrid (consegnando all’umanità un altro “Clasico”, cosa sempre molto gradita) siamo a 16 centri stagionali.
Dov’è l’elemento che dona unicità e anche aura epica a questo dato? Nel rapporto tra minutaggio e gol fatti. Entrando spesso dalla panchina, lo spagnolo ha raccolto 1292 minuti in campo, per una media di 1 rete ogni 80 giri d’orologio. Per intenderci, si piazza anche sopra a quel fenomeno assoluto del suo compagno di squadra: Robert Lewandowski infatti ha una “modestissima” media di 1 timbro ogni 86 giri di lancette.

Ferran Torres Borussia Dortmund Barcellona (LaPresse)
Le sliding door della stagione dello spagnolo
Il segreto dietro a questa vena realizzativa senza precedenti? Il suo carattere quasi camaleontico, capace di adattarsi perfettamente al ruolo che Flick gli ha consegnato. Ferran è il coltellino svizzero del Barcellona, che si affida a lui per scardinare e buttare giù quelle porte che altri neanche vedono. Prendiamo qualche esempio nel corso della stagione: nel 2-3 a Dortmund, si alza dalla panchina al 71′ e impiega solo 4 minuti per ottenere la combinazione e scardinare la difesa del Borussia; non contento, centra di nuovo il bersaglio 10 minuti dopo e consegna agli annali una masterclass di cinismo. O ancora proviamo a dare un senso al legame quasi mistico con il “Wanda Metropolitano”: nella sfida di campionato, i blaugrana sono sotto 2-1, fino a quando Flick non richiama il suo sicario di fiducia, che uccide la partita.

Ferran Torres contro il Valencia (LaPresse)
Ingresso con 11 minuti di studio, poi affonda il primo morso; al 98′ invece, va per la giugulare dell’Atletico mettendo in porta il gol del definitivo 2-4. Si torna quindi all’origine della nostra storia, all’innesco di tutto: la rete che ieri sera ha mandato di nuovo K.O. i ragazzi del “Cholo”. Come detto, c’è qualcosa di magico, ma anche di maledettamente pratico nelle straordinarie prestazioni di Ferran Torres. Tecnica individuale, lettura e capacità di attaccare gli spazi, oltre al senso della posizione che gli permette di galleggiare sempre sul filo del fuorigioco. E Flick ringrazia, avendo trovato una risorsa preziosissima anche minutaggio ridotto, capace quando viene chiamato in causa, di non far rimpiangere un gigante come Lewandowski.
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