José Mourinho contro Galatasaray e sistema turco, atto… ci siamo persi. Continua la saga delle polemiche dello “Special One” contro il calcio turco. Stavolta, a farne le spese è Okan Buruk: l’allenatore del Galatasaray, al termine del derby di coppa vinto contro il Fenerbahce, è stato preso per il naso dal portoghese. Di seguito la cronistoria della polemica tra Mou e la Superlig, condita dalla sua classica retorica plateale e colorita.

Mourinho (© Lapresse)
Mourinho non ci sta: “Di che cosa avete paura?”
“Perché avete paura di dire la verità?” ha chiesto, stizzito, Mourinho dopo che un giornalista gli aveva fatto notare il grosso gap dalla vetta. “Di che cosa avete paura in questo Paese? – ha aggiunto Mou -. Per colmare il divario dobbiamo vincere le partite, ma allo stesso tempo la capolista deve perderne alcuni. Penso che possiamo vincere le gare, ma la vera domanda importante è: loro come perderanno punti?”. Proprio quel “come” citato da Mourinho ha sollevato non poche polemiche.
“Scandalo, scandalo, scandalo”
“Non conosco il turco, ma posso imparare alcune parole perché le sento spesso. Ieri (sabato 4 gennaio, quando il Galatasaray si è imposto per 2 a 1 sul Göztepe) continuavo a sentire ‘scandalo, scandalo, scandalo’. Sentivo sempre questa parola”. Il riferimento è al presunto potere – dentro e fuori dal campo – del Galatasaray protagonista, secondo Mou, di qualche aiutino da parte degli arbitri. Da qui, l’attacco alla classe arbitrale turca: “Giochiamo in un campionato tossico – ha detto lo Special One -. Pensate che la differenza di punti sia dovuta solo al calcio giocato? Dite la verità. Se ne accorgono tutti, anche gli avversari. Sanno che con alcune squadre possono giocare in un modo e con altre no. Nelle ultime partite ci dovevano essere cinque cartellini rossi per i nostri avversari, ed è questa la reale situazione. I nostri giocatori danno tutto ma soffrono questa cosa. Così diventa difficile lottare”.
La polemica con Icardi e il “The Crying One”
Infuria quindi la bufera a distanza con il Galatasaray: il 4 febbraio, dopo il successo dei giallorossi per 1-0 sul Gaziantep, Mourinho ne approfitta per polemizzare sul tocco di mano in area di Davinson Sanchez, non sanzionato con il penalty. Questo il messaggio social di “Mou”: “Nella Coppa del Mondo di pallamano che si è conclusa domenica scorsa, il mio Portogallo ha raggiunto brillantemente le semifinali e voglio complimentarmi con loro per questo risultato e per l’impatto che creerà sulle giovanili del nostro Paese 👏”.
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Stavolta però, non tarda ad arrivare la risposta del capitano del “Gala”, Mauro Icardi, che trasforma la copertina del libro “The Special One” in “The Crying One”, alludendo alle continue lamentele del portoghese. Inevitabilmente, arriva la contro-risposta del tecnico: giocando sull’acronimo spesso usato per riferirsi al “gratest of all time”, Mourinho affonda ancora il colpo. “Icardi? È il migliore in assoluto, dal momento che è anche un grandissimo GOAT. Preferisco non commentare, sto zitto e accetto la cosa“.
Le accuse di razzismo
Altro giorno cerchiato col rosso sul calendario e altro strappo quasi insanabile con l’opinione pubblica. Il 25 febbraio si gioca un derby infuocato, che aveva reso necessario perfino l’arrivo di un arbitro non turco (lo sloveno Vincic) per gestire al meglio la situazione. Mourinho però, si lascia andare ad un’altra considerazione colorita dalla sua classica comunicazione sempre sul filo. Dopo lo 0-0 maturato sul campo, il nativo di Setubal commenta così: “Dopo 20 secondi hanno cercato di far ammonire un nostro ragazzino di 18 anni, in queste strategie subdole sono bravissimi. In panchina quelli del Galatasaray saltavano come scimmie. Ho ringraziato l’arbitro: è stato di livello top“.
Il club di Istanbul risponde denunciando alla Uefa e alla Fifa le “dichiarazioni disumane e immorali”, ritenute anche a sfondo razziale. Mourinho verrà squalificato per quattro giornate, due relative alle frasi razziste, altrettante per aver esortato il quarto uomo ad imparare dall’arbitro Vincic come si conduce una partita.
Il remake del dito nell’occhio al povero Villanova
E’ il 17 agosto 2011, giorno della finale di ritorno della Supercoppa di Spagna. Il Barcellona sta per alzare al cielo il trofeo, ma a pochi secondi dalla fine, un fallo orribile di Marcelo scatena una maxi rissa a ridosso delle aree tecniche delle due panchine. Mourinho non perde l’occasione, macchiandosi di un gesto meschino: il portoghese rifila un dito nell’occhio al compianto Tito Villanova, all’epoca membro dello staff di Guardiola e in seguito anche allenatore dei blaugrana per una breve finestra temporale.
Ebbene, ieri il portoghese ha messo in scena un remake sulle note di “Ci son cascato di nuovo” di Achille Lauro. Al termine del derby di Coppa contro il Galatasaray, si è avvicinato ad Okan Buruk (allenatore dei giallorossi) e lo ha preso per il naso. Azione per cui rischia una maxi squalifica da 3 giornate a 90 giorni, su cui il giudice sportivo si pronuncerà nelle prossime ore.
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