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Serie A

Errori (pochi), certezze (tante): Motta-Juve, altro che mea culpa. E Perin risponde sui social

Thiago Motta è tornato a parlare a poche settimane dall’esonero dalla Juventus. Tanti i temi tirati in ballo dall’ex tecnico del Bologna

Thiago Motta

Thiago Motta si apre: tutta la verità sull’esonero alla Juve, il rapporto con Giuntoli e le scelte 

Perché la Juventus ha esonerato Thiago Motta? È la domanda che da giorni impazza in giro per il web e per i social. Un interrogativo che in tanti hanno bollato in maniera facile: la Signora non ha mai convinto e le due sconfitte consecutive (con annessi sette palloni) contro Atalanta e Fiorentina sono stati fatali per l’ex Inter. Lo stesso allenatore che, a distanza di qualche tempo, è tornato a parlare della recente esperienza in bianconero toccando tanti tasti, ma partendo da un assunto fondamentale. 

Thiago Motta, Juventus

Thiago Motta, Juventus (Lapresse)

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L’esonero dopo Firenze e il mea culpa: ma “non è un fallimento”. 

Non sono d’accordo quando sento parlare di fallimento”, ha tenuto a chiarire immediatamente Thiago Motta in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera. Anzi, l’italo brasiliano non ha nascosto un pizzico di delusione per la decisione: “Il nostro lavoro è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era, a inizio stagione, l’obiettivo primario”. Nulla di più vero, direbbe qualcuno, per una squadra che – blasone a parte – non era partita per vincere la Serie A.

Ma per imbastire un progetto duraturo con un tecnico alla prima vera esperienza su una panchina bollente del nostro campionato. Naturalmente, l’effetto a cascata è stato devastante: prima la Champions, poi la Coppa Italia infine il gioco. Tre pilastri che si sono sgretolati nonostante Motta abbia confermato di sapere benissimo che “in squadre del livello della Juve, bisogna vincere. Tanto più dopo anni nei quali questo non è accaduto. Il progetto non è sicuramente andato come volevamo o come avevamo immaginato”. 

Motta Juventus

Motta Juventus (Lapresse)

Il rapporto con Cristiano Giuntoli e le (presunte) tensioni nello spogliatoio

Chiaro che, dopo un esonero che ha fatto decisamente rumore, il primo pensiero sia finito sul rapporto con Cristiano Giuntoli. A detta di tanti conflittuale, ma non per Thiago Motta: “Mai ho avuto un litigio con il direttore, mai. Abbiamo parlato di come migliorare la squadra, come sempre, e lo abbiamo fatto con chiarezza e onestà, anche con opinioni diverse, come sempre si fa. Sono proprio queste bugie che non intendo lasciar passare.

Le stesse bugie che, secondo l’ex Bologna, riguardando anche presunte tensioni nello spogliatoio. “Chi dice che io avevo lo spogliatoio contro è un bugiardoha tuonato Motta –. Sono cose inaccettabili, non è vero. Mai nessuno con cui ho lavorato, in carriera, ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. Alla Juve avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori dal punto di vista professionale e umano”. 

Juve, Motta

Brugge-Juve, Motta (LaPresse)

Thiago Motta: il calciomercato, i singoli e la fascia da capitano itinerante

Eppure, da osservatori esterni, sono stati tanti i rapporti complicati cui Thiago Motta ha dovuto mediare. Con Vlahovic ad esempio, anche se l’italobrasiliano ha detto che “Il rapporto è stato buono”. Stesso discorso per Danilo: “Quando è stato con noi, quando ha giocato, è stato sempre il nostro capitano”. E allora, cos’è che non ha funzionato? Dalle risposte di Thiago Motta, sembra che tutto sia filato liscio. Koopmeinsers? È stato caricato fin da subito di troppe attese”. Douglas Luiz? Ha grande potenzialità ma gli infortuni non lo hanno aiutato”. Yildiz? Mai detto che non doveva sentirsi Messi”. La decisione di mandar via Kean e Fagioli? “Scelte economiche e non solo tecniche ma abbiamo sbagliato a non trattenere Nicolussi Caviglia”. 

Un’ammissione di colpa a fronte di tante certezze. Le stesse che, settimane dopo, Thaigo Motta ha confermato in relazione alla fascia da capitano itinerante. “Per me il capitano ha una grande responsabilità nel quotidiano, in campo e fuori. Ho cercato la persona giusta”. Una ricerca che è andata avanti per tanto. E lo dicono i numeri: quella fascia è finita sul braccio di Locatelli per 17 volte, poi sei Danilo, cinque Bremer, due Cambiaso e una Koopmeiners e McKennie. Insomma, tante certezze e poca autocritica. Una scelta che ha irritato Mattia Perin che in una satira su Instagram ha scritto Ciascuno è artefice della propria sorte. Una risposta che fa seguito allo sfogo dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Empoli.

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